Recensione
Quasi inaspettatamente, in luogo del previsto "Greatest Hits" numero due, i Bon Jovi decidono di chiudere i primi venticinque anni della loro carriera dando alle stampe un nuovo album di inediti, l'undicesimo, che assume l'ambiguo nome di "The Circle". Un titolo che, spiega Jon, non vuol tanto significare la chiusura di un ciclo, ma bensì il beneaugurante concetto di qualcosa che prosegue senza mai avere fine. L'album reintegra a pieno titolo Richie Sambora, in difficoltà nel periodo di "Lost Highway", e mostra anche un Jon in buon spolvero oltre a restituire una band ben decisa a tornare sul suo terreno naturale dopo la parentesi pop-country del precedente lavoro. Il risultato complessivo è quello di un disco moderno, leggero e capace di scorrere via con naturalezza, ma anche privo, forse, di una decisa personalità a causa di una produzione ancora una volta poco indovinata e di qualche brano superfluo. Diversi i pezzi già nel cuore di molti fans, come "When We Were Beautiful" (che accompagna anche il film-documentario omonimo, allegato alle versioni deluxe dell'album), "Learn To Love", "Brokenpromiseland", "Superman Tonight" e diverse anche le citazioni e autocitazioni sparse qua e la sul disco, a cominciare dall'ormai celeberrima "Work For The Working Man", che richiama in modo palese tematiche e soluzioni musicali del classico "Livin' On A Prayer".























