Recensione
Dopo quattro anni di pausa di riflessione dal precedente lavoro in studio, il nuovo LP datato 1992 rappresenta forse il maggior passo in avanti per quanto riguarda le liriche (più mature, disilluse e graffianti) e le sonorità (decisamente più moderne ed ancora attuali oggigiorno). Per queste sue caratteristiche, l'album divide i fans all'epoca dell'uscita e, pur con risultati lusinghieri, non ottiene in patria un successo paragonabile ai due precedenti. Nel resto del mondo risulta però di grandissimo impatto commerciale. Si tratta, del resto, di un successo meritato: il disco contiene una serie eccezionale di grandi pezzi, tutti futuri classici nel repertorio del gruppo, e dimostra come la band sia riuscita a lasciarsi alle spalle il cliché di gruppo "anni '80" tutto capelli cotonati, trovando una nuova credibilità anche nel decennio successivo. Emblematici brani come "Keep The Faith", "Bed Of Roses" (che si contende con la successiva Always la palma di ballad più amata nelle comunità di fans) e la torrenziale "Dry County", che è la più lunga incisione mai realizzata dal gruppo, oltre che una delle sue riconosciute vette artistiche. Si tratta dell'ultimo album di studio che vede la fattiva collaborazione del bassista Alec John Such, che di lì a poco lascerà il gruppo.





















